Come artista, psicoterapeuta, psicologa di comunità ed ecopsicologa, mi piace dire che il mio lavoro è scoprire il potenziale/potere umano, supportandolo nella liberazione attraverso la consapevolezza da schemi, copioni che logorano le relazioni, sclerotizzano i sistemi e non risolvono i problemi né del singolo, né della nostra comunità e del nostro pianeta. Ognuno di noi è un insieme di informazioni, la sua coscienza è intelligenza ed in connessione ad altre intelligenze, diventa una coscienza sempre più globale, informata, e sempre più adatta a rispondere in modo unico all’ambiente e a creare nuove soluzioni e strategie di interazione con esso. La salute, come dice l’OMS-Organizzazione Mondiale della Salute-è uno stato di benessere completo, psicologico, emozionale, relazionale, fisico e spirituale. Essere il nostro sé profondo in modo sempre più autentico e sviluppare quella che è una naturale tendenza alla bellezza, all’armonia, all’incanto superando blocchi, rigidità della personalità e dei sistemi, questa è la spinta evolutiva che alla base di un percorso di salute ma che alla base anche di ogni arte. Da vari anni dipingo ed integro diversi strumenti artistici nel lavoro con i gruppi e gli individui come psicologa.
In quest’ottica i disturbi e le patologie individuali e del sistema sono ostacoli alla creatività, al nostro ri-crearci, perché sono nella maggior parte dei casi forme rigide in cui si incasella il nostro sé più autentico. La mia formazione e la mia esperienza di psicoterapeuta mi hanno condotta a lavorare per accompagnare l’individuo verso una evoluzione del sé che viene dalla conoscenza (non solo cognitiva, ma prima di tutto corporea, emotiva ed esperienziale) e dall’espressione del suo potenziale. Ma le disarmonie individuali sono il riflesso delle disarmonie della società, di convenzioni, limiti ed automatismi imposti al nostro linguaggio, al nostro pensare e al nostro stile di vita che è sempre più disconnesso dalla natura, dalla consapevolezza delle conseguenze delle nostre scelte. Come psicologa di comunità e ricercatrice, la mia esperienza mi suggerisce il potere e l’efficacia che ha un lavoro che integra l’approccio individuale con un approccio collettivo, con gruppi e comunità che diventano amplificatori del potenziale creativo individuale, ed acceleratori di crescita. Lavorare con le comunità significa promuovere potere di incidere, empowerment, e riconnessione tra l’individuo e la sua collettività, tra sé e la natura come la prospettiva dell’ecopsicologia suggerisce. Ristabilire connessioni perché si possa sentire la terra come una priorità, sviluppando una coscienza di sé sempre più globale.
La mindfulness, intesa non solo e non tanto come tecnica ma come stato della mente, è essenziale tanto nell’intervento psicosociale, tanto nella performance artistica. Qualsiasi azione trasformativa con l’individuo, con le comunità per essere efficace a più livelli (emotivo, cognitivo, corporeo) richiede un atteggiamento di presenza, di pienezza del sé o vuoto a seconda di come lo si guarda, dove la coscienza dell’interezza del proprio sé è il fulcro. E’ in uno spazio vuoto che può nascere ascolto di contenuti emozionali profondi, e al di là del giudizio imparare a stare con ciò che c’è, in quel vuoto pieno che diventa foriero di contenuti e modi più autentici dell’essere in relazione. Nonché di idee nuove e soluzioni creative ai problemi che viviamo a vari livelli del sistema, da quello micro a quello macro.
Nell’arte esprimo la diversità delle mie esperienze e dei contesti che mi hanno attraversato. Esprimo in particolare la mia forsennata, esasperata ricerca di una sintesi nel mio essere poliedrica, la necessità di superare le polarità note tra scienza e arte, tra corpo e mente, vuoto e pieno, natura e cultura, individuo e ambiente, sé e comunità. Esprimo la necessità di sentire, percepire, raffigurare il proprio essere umani, attraverso l’immagine di un corpo, il nostro grande sconosciuto, che è al tempo stesso corpo sociale e corpo della terra. L’ambizione di superare attraverso il tratto, l’armonia dei colori e delle forme, il modello finora imperante della separazione, vivendo l’essere come innanzitutto essere con, come natura stessa e non da lei differente. La ricerca dello spirito nella materia, infinita come infinita è l’energia che la pervade, di Bruniana memoria, è quanto avvicina l’uomo alla sua essenza e alla sua felicità perduta, è quanto consente oggi di passare ad una visione ecosistemica, in cui nessun pezzo è escluso, anzi può danzare in armonia nel flusso di cui è parte.
Sono una psicoterapeuta, ricercatrice in psicologa di comunità ed ambientale e pittrice. Ciò che accomuna questi ruoli, è la tendenza allo sviluppo del potenziale umano, la ricerca in ambito educativo e preventivo in stretta connessione con la natura ed un senso di comunità e di sè più autentico. Attualmente sono membro della società scientifica in Education KDPI, continuo la ricerca e l'intervento sui programmi e metodi di partecipazione e formazione, valutandone l'impatto, come il progetto GAIA.
La mia passione per la psicologia nasce, come chiunque affronti una scelta con consapevolezza, da motivazioni innanzitutto personali, dalla necessità interiore di comprendere le dinamiche relazionali in cui dalla nascita, anzi anche prima, siamo catapultati ed in cui esistiamo in quanto “mente relazionale”. Chi fa dell’aiuto una professione, sceglie di non restare impotente di fronte alla cristallizzazione di sofferenze psichiche che assumono diverse forme in quelle che comunemente definiamo psicopatologie individuali o del sistema, considerando che non è ineluttabile lo stato di malessere, disagio avvertito da sé e/o da altri, l’insoddisfazione e l’infelicità ma che sono stati da osservare, analizzare, comprendere per acquisire sempre più strumenti che ci aiutino ad affrontarli finalizzando il percorso ad una crescita armoniosa di sé, un equilibrio che comprende sviluppo di consapevolezza, in altri termini: Salute.
La necessità di conoscersi, rispondendo all’iscrizione sul tempio di Apollo a Delfi “Conosci te stesso e conoscerai l’universo intero”, è l’imperativo a cui mi sono dedicata e ancora mi dedico con perseveranza.
Mi laureo con il massimo dei voti (110 e lode) a 23 anni, in psicologia con una tesi di laurea di cui pubblicherò articoli scientifici e realizzerò comunicazioni a convegni nazionali, sull’analisi di un caso clinico, operata attraverso un modello psicodinamico integrato. La mia ricerca sin da subito, è stata quella di integrare diversi modelli teorici cercando analogie più che differenze, per avere a disposizione più modelli e chiavi di lettura che si adattassero alle diverse problematiche e alle diverse persone, contesti, organizzazioni e comunità che chiedono aiuto. Di fatti, il primo strumento è il terapeuta stesso, pertanto condizione indispensabile per il mio lavoro sono stati gli anni di psicoterapia personale, ad approccio psicoanalitico, le supervisioni didattiche, oltre che la formazione presso la scuola di specializzazione.
Subito dopo la laurea, iniziando a lavorare con le scuole secondarie di primo e secondo grado, in progetti da me ideati e coordinati, e nel Consultorio familiare dell’Asl, dove vedo adolescenti e famiglie. Nelle scuole adotto un approccio ecologico, lavorando su più livelli (classe docenti, gruppi di genitori, consigli di classe, gruppi di studenti, singolo adolescente e singolo genitore) per ottenere una maggiore efficacia nella prevenzione e nel contrasto di fenomeni come il bullismo, le disarmonie relazionali e comunicative. Avverto le difficoltà dell’ “età di mezzo “come una sfida da cogliere, come una apertura verso il “mondo del possibile”, riscontrando una maggiore efficacia dell’ intervento in adolescenza, quando ancora le strutture di personalità non risultano rigidamente costituite, e con esse quindi anche eventuali disturbi e patologie. Mi specializzo nel 2010 in Psicoterapia ad orientamento psicodinamico dell’adolescenza e dell’età giovanile, a Roma, con un modello teorico che comprende la psicoanalisi relazionale, in particolare la teoria dell’attaccamento e le sue applicazioni cliniche. Didatta che hanno seguito la mia formazione e con piacere ricordo sono stati tra gli altri, i prof. Muscetta, de Vito, De Coro, Zavattini, Ammaniti, Quagliata, Moccia, mentre ho svolto esperienza di supervisione con le psicoanaliste Giunti, Tamajo, e di clinica con psicologi dirigenti delle Asl, come Bianco, Bottiglieri, Scurti. Ho avuto il piacere di incontrare come didatta internazionali della scuola, psicoanalisti come Peter Fonagy, Mary Target e Philippe Jeammet.. Evolvendo verso una sempre più profonda conoscenza degli strumenti relazionali di supporto e aiuto per affrontare il disagio, mi interesso e appassiono al tema dell’Arte che cura, attraverso la pittura (divento anche una pittrice figurativa) ed il teatro partecipativo. L’arte come potenziale trasformativo, come visione di sé attraverso un fatto, un’azione, un elaborato, diventa uno stimolo importante nel mio lavoro di psicoterapeuta per l’accesso al potenziale espressivo nelle sessioni individuali e gruppali. Il mio primo progetto di lavoro di gruppo risale di fatti al 2003, anno della mia laurea, quando nel Dipartimento di Salute Mentale (Uosm,Na1), dove ero allora tirocinante, propongo e realizzo il progetto riabilitativo con pazienti psichiatrici adulti dal titolo “Arte-nauti”.
La mia formazione prosegue attingendo dal modello psicosomatico dell’Istituto PNEI, Psico-neuroendocrino-immunologia, ovvero dallo strumento della mindfulness psicosomatica, sviluppata presso il Villaggio Globale di Bagni di Lucca, a partire dai lavori del dott.Nitamo Federico Montecucco e Silvia Ghiroldi. Il mio approccio attuale si direziona anche agli adulti, ai gruppi e agli individui singoli, ed integra il lavoro psicocorporeo con il lavoro psicoanalitico.
Il mio amore per la clinica si è sempre conciliato con un amore per la ricerca, avvertendo la necessità di verificare i processi di psicoterapia e di intervento psicologico di gruppo e di comunità, aprendomi con curiosità a sperimentazioni innovative di modelli e pratiche, tramite cui la ricerca può progredire.
Di recente sono stata Fulbright scholar al Ramapo College del New Jersey dove ho esguito ricerche ed insegnato Psicologia generale ed un corso di Psicologia di comunità ed ambientale (Empowering Individuals and Communities: lessons from Europe and Environment) da me ideato. Gli argomenti della mia ricerca scientifica sono la partecipazione civica, le determinanti psicosociali della protesta contro le discariche di rifiuti nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, il comportamento ecologico e la mindfulness. Ho pubblicato diversi articoli scientifici e capitoli in libri e partecipato con comunicazioni e poster a diverse conferenze internazionali di psicologia in Europa e negli States (cfr. researchgate).
Inizia il mio percorso di ricerca, dapprima con il prof. Caviglia interessandomi di psicodiagnosi e verifica dell’efficacia terapeutica, e pubblico diversi articoli su un libro e su riviste scientifiche, poi con il prof. Gnisci e Iavarone, con cui realizziamo e pubblichiamo su una rivista internazionale una ricerca sull’analisi di un disturbo di personalità, attraverso un modello clinico e psicosociale.
Nell’ottica di intervenire nella prevenzione ovvero nelle comunità e nei gruppi dove la sofferenza individuale si origina, il mio percorso accademico continua, non più alla Luigi Vanvitelli di Caserta ma alla Federico II, con un dottorato di ricerca in Scienze Psicologiche e Pedagogiche, indirizzo Psicologia della salute e della prevenzione del rischio individuale e sociale, di cui realizzerò una tesi con label europeo che mi porterà anche all’estero per alcuni mesi, presso l’università di Brighton, interessandomi di partecipazione e di effetti psicosociali della contaminazione ambientale. Inizio quindi a realizzare ricerche che uniscano la psicologia con l’ecologia, pubblicando su riviste scientifiche internazionali. Nella mia visione, lo psicologo psicoterapeuta diventa sempre più un professionista più che dei disturbi e delle psicopatologie così etichettate in senso nosografico, un professionista della salute, ovvero occupandosi di come si origina e si mantiene uno stato di salute (nella definizione che l’Oms fornisce al termine) e la relazione con la natura assume in questa promozione un ruolo fondamentale.
Divento cultrice della materia in “Metodologie della ricerca in psicologia di comunità” ed in “psicologia sociale” presso due dipartimenti di Ateneo dell’Università Federico II di Napoli (scienze relazionali, attuale Teomesus, e scienze politiche), con incarichi di docenza come professore a contratto. Collaboro con la prof. Procentese ed il prof. La Barbera, occupandomi di psicologia sociale e di comunità, in particolare continuando a lavorare con progetti di ricerca-azione nelle scuole, nei Comuni, e nelle organizzazioni del Terzo settore, indirizzandomi ad una visione clinica di comunità e alla progettazione sociale.
Al sapere accademico, coniugo l’amore per la ricerca-azione, la conoscenza che si sviluppa solo attraverso l’intervento tras-formativo dei sistemi “in cui” e “con cui” si interviene, ed inizio a lavorare sia nel campo della progettazione sociale e della formazione per il Terzo Settore, sia nel campo della progettazione partecipata per i Piani Urbanistici Comunali (PUC). Continuo a formarmi questa volta nelle tecniche di facilitazione di gruppo e di progettazione, ottengo un master in progettazione europea. Collaboro con gli studi Benevolo-Goldstein per la realizzazione dei piani urbanistici partecipati di diversi comuni italiani e con associazioni non profit per progetti regionali, ministeriali ed europei. Coordino e facilito il progetto di urbanistica partecipata del programma europeo Urbact di Casoria, del piano comunale di Tricase, Sant’Anastasia, Bacoli e collaboro all’avvio del piano urbanistico comunale di Anagni. Coniugo tecniche di diversa tipologia, che coinvolgano livelli cognitivi di progettazione e quelli emozionali, utilizzando linguaggi artistici, teatrali ed esperienze body-oriented e di mindfulness, non tralasciando l’importanza della coerenza e della sistematicità, derivanti dall’adesione ad un metodo scientifico. Oltre alla ricerca e alle docenze universitarie, mi sono occupata anche di formazione. Per quattro anni ho lavorato come referente dell’area formazione del CSV Asso.Vo.Ce. di Caserta, occupandomi di progettazione e coordinando la formazione dei volontari della provincia casertana. Ho lavorato nel sistema scolastico, come psicologa consulente per tre anni in una scuola media superiore di primo grado (SMS Giannone, Caserta), a per due anni come docente in un istituto di secondo grado (Saffi, Firenze; Agnoletti, Sesto Fiorentino).
La varietà delle esperienze di collaborazione istituzionale ( Asl: Consultorio Asl Na3, Ser.T. Asl Na3, Uosm Asl Na1; Università, scuole secondarie di primo e secondo grado, Comuni), di collaborazione con organismi del terzo settore (cooperative sociali, Centri dei servizi al volontariato, associazioni di promozione sociale) e di esperienze professionali nell’ambito della psicoterapia ma anche della ricerca scientifica e dell’arte, mi ha consentito di avere una ampia gamma di strumenti per il lavoro con individui, gruppi e comunità.
Nell’aiuto al singolo, integro il modello psicodinamico in particolare della teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1958) con il modello psicosomatico PNEI (Psico-neuro-immunologia; Montecucco, 2005). La psicoterapia del giovane e dell’adolescente in particolare che propongo abbraccia un modello psicodinamico a misura dell’adolescente, che considera le sue potenzialità creative, di crescita e individuazione, e che si accompagna, in alcuni casi, al lavoro con i genitori, e al lavoro di gruppo, considerando come elemento fondante l’innovazione e la verifica dell’efficacia dei risultati in quello che è un contemporaneo lavoro di ricerca.
Nell’approccio alla comunità ( es. organizzazione, gruppo, istituzione) integro nel paradigma della ricerca-azione (Lewin, 1948) la prospettiva ecologica (Nelson & Prillentlesky,2010) che prevede la liberazione dalla oppressione su più livelli del sistema e mutuo tecniche di lavoro di gruppo dal teatro degli oppressi (Boal, 1997), dalla permacultura (Macnamara, 2014), in particolare dai suoi aspetti sociali di facilitazione per la consapevolezza di sé e l’empowerment. I miei campi di intervento sono: formazione, ricerca, ricerca-azione e psicoterapia, arte.
Il lavoro psicoterapeutico parte dalla diagnosi/valutazione dei problemi e risorse della persona, della sua motivazione al lavoro terapeutico, degli aspetti che alimentano il malessere nei sui sistemi di vita.
Esso si concentra essenzialmente in due fasi, che non sono da intendersi come passaggi necessariamente sequenziali perché spesso avvengono in contemporanea. Una fase ha l’obiettivo di destrutturare conoscenze, credenze, e modi disfunzionali di regolare e gestire le proprie emozioni, maschere e copioni relazionali che nella vita adottiamo per difenderci dalle ansie, da angosce e dai conflitti tra varie parti di noi, e tra istanze interne e realtà esterna. In questa fase, è fondamentale risalire a memorie antiche che si celano nell’esperienza presente e ostacolano il pieno godimento della propria energia vitale. Metodi per l’emersione di tali memorie inconsce, si basano sul lavoro psicocorporeo e sulla mindfulness, per l’integrazione dell’esperienza emotiva con quella cognitiva. Una seconda fase, invece, persegue l’obiettivo di ricostruire un senso più armonioso di sé, ridando valore al momento presente, alla propria relazione con la natura intesa come forza creatrice esterna ed interna, essendo noi essenzialmente parte di essa. Nella scala dei bisogni di Maslow, potremmo dire che procediamo verso i bisogni di autorealizzazione e di trascendenza, verso la generatività, la creazione e l’ampliamento delle proprie prospettive future, a partire da un atteggiamento di presenza consapevole di ciò che nel presente si prefigura.