Che connessione c'e' tra il virus COVID-19 e gli sfollati, i morti e i sopravvissuti ai continui bombardamenti in Siria e nei 40 focolai di guerra attivi ora nel Mondo?

postedOn 2020-03-10

In questo tempo in cui si diffonde la paura che i fragili della nostra societa' possano essere vittime del virus...mi sono balzate alla mente e al cuore delle considerazioni..e con esse delle immagini. Qui ne propongo una.

Un bimbo siriano di cui ho dipinto il terrore.

Syrian Kid

Che connessione c'e' tra il virus e gli sfollati, i morti e i sopravvissuti ai continui bombardamenti in Siria e nei più di 40 focolai di guerra attivi ora nel Mondo?

Pensavo che ci troviamo ad assaporare un pizzico di cio' che i siriani vivono tutti i giorni, la paura della sopravvivenza, lo sfaldamento delle nostre abitudini sociali, lo stop al lavoro e alle attivita' ricreative, il controllo della polizia, l'isolamento. Ora se qualcosa di positivo questo virus ci insegna, e' ad immedesimarci nei panni di chi vive effetti molto piu' nefasti e traumatici del Corona virus, senza che nel frattempo si stiano preparando vaccini, anzi con la responsabilita' umana non certo per una calamità non prevedibile.

Siamo precari, i sistemi che fondiamo sono fragili e basta poco per sconquassarli, la sanita' e l' economia sono oggi sotto un' incredibile pressione. Se nulla puo'essere dato per garantito neanche una semplice passeggiata, allora forse questa puo' essere una occasione per essere grati di ciò che abbiamo, per essere più umani e solidali, per essere responsabili per l'altro, per i più vulnerabili...perchè anche noi scopriamo le nostre vulnerabilità e perchè siamo inevitabilmente interconnessi.

Ecco che questo virus ci fa riflettere su ciò che sapevamo già: respiriamo la stessa aria, e che se è infetta ci contagiamo, ma se è pulita, la nostra salute diventa dono prezioso anche per l'altro. Siamo imprescindibilmente interdipendenti.

Altre riflessioni provengono poi dalle misure atte ad evitare che l'epidemia diventi una pandemia.

Stare a casa, rallentare i nostri ritmi, costringerci finalmente all'intimità di poche relazioni, soprattutto offrire spazio alla nostra sacra solitudine senza distrazioni....riducendo consumi, mobilità e con essi la nostra impronta ecologica su questa terra, ai tempi in cui il cambiamento climatico ha raggiunto soglie altissime. Confrontarci con noi, chi siamo al di là del nostro ruolo nella società, con i nostri talenti e perchè no...fare arte, produrre bellezza senza alcuna motivazione utilitaristica o narcisistica...solo per il gusto di esprimersi e lasciare traccia. Far udire la propria voce. La mia voce è oggi voce di un bimbo siriano che è già nato in quarantena, per lui non solo la strada ma anche la casa non sono un porto sicuro.