25 aprile 2050 : Immaginare un Futuro Possibile di Liberazione

postedOn 2020-04-25

Vi invito ad un gioco di immaginazione. Cosa avverrà il 25 aprile 2050? Dove siamo? Che suoni, odori sentiamo? Che vediamo? Come immaginiamo che il mondo sia cambiato? Sguinzagliamo la fantasia come i bimbi, senza remore...sogniamo insieme un futuro di utopie possibili. Questa è la mia storia:

Floating in the Stream

Oggi è il 25 aprile 2050. Dalla finestra arrivano i suoni della città che si prepara per la festa della liberazione. Non celebriamo solo qui in Italia la liberazione dal nostro nazifascismo, ma nel mondo intero si celebra il passaggio da una dittatura molto più sottile che si annidava in noi e nei nostri modelli mentali alla consapevolezza e con essa alla gioia finalmente di sentirsi VIVI e GRATI per la vita in tutte le sue forme, senza alcuna più dominanza degli umani.

La liberazione da una cultura della scarsità dove tutti dovevamo competere l’uno contro l’altro ad una cultura dell’abbondanza, dove l’uomo vive in armonia con la terra e gli altri esseri viventi e in questo equilibrio, la terra diventa fertile e prolifica per tutto il creato. Ogni risorsa di fatti ritorna nel ciclo, non esistono rifiuti, è divenuta priorità culturale imitare la natura nella sua capacità di trasformarsi riutilizzando tutto ciò che si produce e mantenendo la biodiversità nella società senza sopprimere minoranze. Grazie alle connessioni reali della rete, come le radici nel fondo del terreno, l’uomo ha messo in condivisione sempre più le sue capacità, i suoi talenti e siamo diventati come piante che comunicano tra loro e creano ecosistemi organizzati ed efficienti, che non disperdono energia, né materiale né umana.

E non è stata la terra con il suo surriscaldamento a dirci che dovevamo rallentare, e muoverci di meno, diventare come le piante che si radicano nella loro terra. E’ stato questo strano essere che continuamente mutava e mostrava resilienza. E’ stato toccare la morte che ci ha fatto finalmente imparare a vivere.

Centinaia di migliaia di morti nel mondo, e milioni di contagiati, solo per respirare la stessa aria.

Da questa catastrofe, come da un seme che muore nella terra, nuovi germogli sono fioriti. Gli esseri umani hanno compreso di non essere gli unici sul pianeta, di essere piccoli nei confronti del potere e dell’intelligenza della terra che finalmente hanno riconosciuto come madre, la loro vita come un filo d’erba che per quanto robusto, in un momento può essere bruciato o spazzato via. E allora il dolore è arrivato, la paura di estinguersi come specie. Ed il filo d’erba si connette a tanti fili, per formare meraviglia di prati boschivi o di valle. Così ci siamo riscoperti uno, un solo paesaggio di bellezza, che cambia colori per il cambiare delle stagioni e degli habitat, ma che ha la stessa essenza, bisogni e scopi. La scoperta della nostra interdipendenza, anche se lì per lì forzata, è stata come una doccia fredda. Ci ha risvegliato da un torpore troppo lungo, che aveva già fatto i suoi danni nella produzione di ingiustizie, lacerazioni tra noi, e tra noi e la terra che ci sosteneva. Aveva prodotto nella nostra coscienza negazione, apatia, anestesia emozionale. E’ da qui che una nuova umanità è nata, come dall’esplosione di una supernova. Abbiamo imparato a prendere decisioni con la mente ma anche con l’intelligenza del cuore. Dopo aver tanto avvertito la mancanza di contatto dei corpi, abbiamo stabilito di incontrarci molto più spesso per condividere sogni e realizzarli insieme. La politica adesso si fa in piccole comunità che condividono spazi, comuni, non privati, che si occupano della visione del mondo e del futuro, sostenute dalla scienza che si interfaccia con l'arte per costruire utopie. Nei palazzi istituzionali, c’è sempre una rappresentanza dei bambini che il futuro lo sanno immaginare, e si sono create queste sperimentazioni di teatro applicato al decision making, dove per esempio un posto d’onore in parlamento è riservato ai non umani, ed uno alla settima generazione degli umani. Loro hanno diritto di voto e progettano il futuro che soddisfi anche e soprattutto i loro interessi. E’ qui che entra in gioco l’intelligenza emotiva, il nostro emisfero destro, che ci fa immedesimare in chi ancora non c'è o in chi non ha voce, perchè è dal loro punto di vista che le decisioni vengono vagliate e discusse.

Ogni domenica, le comunità contadine con quelle cittadine celebrano la terra con rituali in cui dei frutti della terra si fa arte, la musica e la danza accompagnano questi momenti e le comunità sono premiate, celebrate, raccontano e condividono la loro storia. Alla tecnologia è riservato uno spazio importante ma secondario alle relazioni umane. DI fatti, le persone hanno compreso che vivere a distanza faceva aumentare la loro comunicazione virtuale ma questo aumentava le loro informazioni e aiutava nell’organizzazione, ma non aumentava in alcun modo la felicità, che era fatta di relazioni e danze di corpi. Non potendo osservare la primavera dai loro balconi, le persone l'hanno iniziato a dipingerla sui muri delle loro case. E così che per scongiurare il rischio di eventi ancora più catastrofici, anzichè rinchiudersi nella desolata torre dei loro palazzi o dei piccoli appartamenti costosi nel cuore delle città, hanno iniziato a muoversi verso le campagne, ripopolando terre abbandonate, riforestando laddove la speculazione dell’uomo di città aveva risucchiato tutto per saziare una fame che non poteva saziarsi perchè fame di infinito.

Sì perché l’uomo proiettava la sua fame di infinito, attribuendo alla terra risorse illimitate. Adesso l’uomo ha finalmente accettato la morte, il dolore, le fragilità, ha integrato le ombre e le ha mescolato alle luci e può finalmente circolare senza attaccamenti nel cerchio infinito di tutte le fini, nascite e trasformazioni.